Forno Aurelio

Estratti intervista Ledda-Berlinguer

Intervista di Romano Ledda ad Enrico Berlinguer, Rinascita, n. 28, 13 lugIio 1973

Forse sarebbe utile, anche ai fini dell’azione politica dell’oggi, tentare un sommario bilancio sul governo Andreotti

Ci sembra che i fatti abbiano confermato il giudizio che noi demmo subito sulla natura, sulla portata e sulla pericolosità del­l’operazione di centro-destra. Concepita e presentata come un’ope­razione rivolta a ricuperare i voti spostatisi verso l’estrema destra, la politica della centralità è divenuta essa stessa una politica di destra. Infatti, la svolta compiuta sotto il nome della centralità rimetteva nel gioco politico, fino a darle una prospettiva di forza diretta o indiretta di governo, la destra in tutte le sue espressioni: i ripetuti e sempre più frequenti voti di sostegno e di salvataggio del Msi hanno provato che non vi poteva essere una maggioranza aperta ai liberali senza arrivare all’apertura all’estrema destra.

Il governo Andreotti è stato il tentativo di unificare uno schieramento politico e sociale a sostegno di una politica di de­stra, dandole una stabilità. Noi non ci siamo mai nascosti che questa operazione, pur scontrandosi contro la volontà e le esi­genze di una parte grande del paese, aveva basi reali, particolar­mente in precise tendenze del mondo economico, di parte degli apparati statali, di strati di opinione pubblica e di vasti settori della Democrazia cristiana. Il governo Andreotti ha cercato di col­tivare ed estendere tali tendenze, non solo con evidenti atti poli­tici, ma anche con una sua ideologia, attraverso la quale si get­tava un sottile e qualunquistico discredito sulla: democrazia, le isti­tuzioni, i partiti, corrodendo la coscienza democratica del paese.

I guasti provocati da questa ideologia sono stati seri e non facilmente superabili, così come lo sono quelli provocati dalla poli­tica economica e finanziaria del centro-destra. In questo campo la linea del governo è stata volta, da un lato, a difendere privi­legi di casta e a coltivare spinte corporative e, dall’altro lato, a sollecitare un accelerato processo inflattivo, che di per sé favo­risce economicamente e politicamente le forze di destra, oltre che essere un’arma per colpire le conquiste dei lavoratori ed il potere contrattuale dei sindacati, per deprimere le condizioni di vita e la fiducia della gente povera e per bloccare, più in generale, ogni prospettiva di rinnovamento. Ai due aspetti della linea di governo che ho ricordato ne va aggiunto un terzo, non meno importante, anche se su di esso una parte delle forze democratiche non è stata abbastanza attenta: i legami internazionali coltivati da Andreotti, non solo con ambienti americani (si ricordino la concessione della base della Maddalena e il viaggio a Washington), ma anche con ambienti europei collegati ad una prospettiva di destra.

Ecco le ragioni che ci hanno spinto ad impegnare tutte le nostre forze affinché il governo Andreotti cadesse al più presto e si determinasse una inversione di tendenza.

Prima di chiederti se c’è o no una inversione di tendenza vorrei porti un’ altra questione: perché, secondo te, il governo Andreotti è caduto? Quali sono i fattori che hanno maggiormente concorso al suo fallimento?

In primo luogo le lotte operaie dei mesi scorsi. Il governo e il padronato si sono trovati di fronte una classe operaia dotata di una grande combattività e maturità che a torto qualcuno pen­sava fossero diminuite o intaccate. Nello stesso periodo si sono sviluppati importanti movimenti popolari unitari nel Mezzogiorno – dalla Calabria alla Basilicata, all’Abruzzo, alla Sicilia, alla Campania – e valga per tutti l’esempio di ciò che è accaduto in­torno alle alluvioni.

Non meno determinante è stata la risposta della coscienza democratica – dai movimenti delle più larghe masse alle prese di posizione dei partiti e delle massime autorità della repubblica – alle provocazioni reazionarie, agli attentati criminali dei fasci­sti, alla vergogna dei voti dati dal Movimento sociale al governo e da questo non respinti. Tutto ciò ha isolato il neofascismo, ha reso insostenibile il suo rapporto con il governo ed ha messo an­cora più in luce la sostanza reazionaria del1e «teorie» della cen­tralità e degli opposti estremismi.

La linea del governo Andreotti si è scontrata anche con quella delle regioni. In nessuna regione è stato costituito un governo di centro-destra, mentre si sono creati schieramenti unitari con la presenza determinante dei comunisti, come è avvenuto nel convegno di Cagliari delle regioni meridio­nali.

Un grande peso hanno avuto le iniziative prese dal movimen­to sindacale e quelle del nostro partito – con un rafforzamento notevole del suo prestigio, della sua autorità e della sua influenza – tese a superare ritardi e difetti, e a ristabilire ed estendere un contatto con strati sociali che erano scivolati a destra.

Si possono ricordare, a titolo di esempio, le prese di posizione e le iniziative su temi come quelli delle alleanze, della politica economica, del Mezzogiorno, della scuola, della polizia, dell’estremismo, ecc. Si è creata così una situazione che ha visto convergere nell’azione per liquidare il governo di centro-destra un vasto arco di forze sociali e politiche, comprese forze non di sinistra, tutte interessate ad un mutamento del quadro politico.

Questo insieme di fattori è destinato ad esercitare il suo peso anche nella nuova situazione.

In che misura tutti questi fatti hanno inciso sulla Democra­zia cristiana?

Per quanto vi fossero al suo interno molte opposizioni ad Andreotti, io credo che, senza la pressione venuta dalla mobilita­zione popolare e dai fatti politici che ho ricordato, la Democrazia cristiana si sarebbe volente o nolente lasciata trascinare nel prose­guimento dell’operazione di centro-destra. Il congresso democri­stiano ha invece dovuto prendere atto che il governo era già bat­tuto e che se si continuava su quella strada i rischi della degra­dazione progressiva avrebbero colpito non solo e ulteriormente le istituzioni democratiche, ma la stessa Dc e le sue prospettive.

Si può parlare di una sconfitta definitiva dell’operazione di centro-destra?

No. Vi sono forze interne e internazionali che continueranno a perseguire con tutti i mezzi possibili i loro piani eversivi e che – anzi – sperano di trovare altre carte da giocare nella nuova situa­zione, puntando su un aggravamento della crisi del paese e sulla mancata soluzione dei problemi aperti. Vi sono, inoltre, nella stessa Democrazia cristiana uomini e gruppi che cercheranno in ogni modo un possibile rilancio della loro linea.

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